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Posted by on Mag 31, 2017 in News | 0 comments

“Ciao Mamma” il commovente addio di Paola alla madre in Hospice

“Ciao Mamma” il commovente addio di Paola alla madre in Hospice

Il racconto di Paola che grazie all’Hospice l’Orsa Maggiore ha potuto lasciare andare “la sua mamma” con grande serenità.

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La morte di un genitore, rappresenta sicuramente uno dei momenti più bui nella vita di una persona. Nonostante la drammaticità dell’evento, Paola Cecchini ha voluto lasciare una bellissima testimonianza a favore dell’Hospice e di come abbia reso meno doloroso il suo addio con la tanto amata madre.

L’Hospice L’ Orsa Maggiore nasce nel 1998 come progetto di LILT Biella ed inizia ad essere operativo il 25 gennaio 2001. La struttura offre un servizio di ricovero completamente gratuito e utilizza le cure palliative volte ad alleviare ogni aspetto della sofferenza attraverso la cura del paziente affetto da tumore.

Sono cinque i punti forza che rendono l’Orsa Maggiore così attenta e sensibile nelle attività che svolge quotidianamente. Il punto cardine è dato dall’assistenza e dalla cura del paziente oncologico attraverso la terapia del dolore, le cure palliative e l’assistenza da parte di personale medico-infermieristico. Il secondo punto si basa sul sostegno alla famiglia, sul piano  psicologico e sociale. Il terzo punto è dato dall’accompagnamento alla morte, un orientamento volto alla persona nella sua unicità. Il quarto punto è l’assistenza al lutto, prima e dopo la perdita di un proprio caro. Infine è presente la formazione interna ed esterna, una formazione in continua evoluzione sia per gli operatori interni che per gli operatori esterni della struttura.

Paola ha resistito fino a che ha potuto. La madre gravemente malata da tempo è stata assistita dalla figlia così devota, senza sosta sette giorni su sette, ventiquattro ore su ventiquattro. Paola ricorda così quei momenti: Ho dimenticato la fatica, la libertà, la serenità; il mio tempo era concentrato su di lei, la mia mamma. Divenuta “bimba” la figlia che non avevo mai avuto. Un essere totalmente indifeso che dipendeva totalmente da me e mi colmava di abbracci e di sorrisi, quasi a ringraziarmi di esistere.” Ma come è naturale nel corso di questi mali, la malattia peggiora e la madre di Paola perde lucidità, diventa incapace di muoversi e di esprimersi ed è cosi che questo già precario equilibrio si spezza: “Di colpo quel corpo che accudivi con tanto amore diventa inerme e tu, non sei più in grado di farcela da sola.”

Un mattino la madre di Paola ha una crisi violenta, viene trasportata di corsa in ospedale con il 118 e da quel momento il medico consiglia alla figlia il ricoverò all’Hospice dicendole che è per il meglio di sua mamma, che li potrà essere accudita e che Paola potrà finalmente tornare a ricoprire il ruolo di semplice figlia:  “All’inizio ero riluttante, ma appena entrati all’Hospice abbiamo trovato persone pronte ad accoglierci con il sorriso, con misericordia umana. I volontari meravigliosi si sono succeduti nei giorni a venire e, tra un racconto e un sorriso, hanno saputo un po’ di più di noi, delle nostre vite, coccolandoci teneramente, entrambe malate di due mali diversi. Il personale infermieristico non ha eguali: in qualunque ospedale abbia mai frequentato non ho mai visto tanta professionalità e competenza. Le dottoresse che hanno visto la mamma sono sempre state disponibili al colloquio e amorevoli verso di lei, chiamandola sempre per nome.”

Paola ricorda gli ultimi istanti di vita della madre: “E così dopo 9 giorni, piano piano quella mattina, il suo respiro si è fatto lento e poi ancora di più fino ad esaurirsi. Io ero li accanto a lei e le tenevo la mano accarezzandola dicevo: quanto ti voglio bene mamma! Dalla finestra entrava il sole del mattino e i tulipani gialli sul davanzale ricordavano che era primavera. La mia mamma Caterina se ne è andata una mattina di marzo. Era all’Hospice, ma era a casa, con me vicino.”

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