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Posted by on Giu 15, 2016 in Articoli di interesse | 0 comments

I poteri depurativi della Cicoria

I poteri depurativi della Cicoria

Cicoria, il vegetale ideale per la depurazione e la disintossicazione dell’organismo

Che la verdura  compaia ormai d’abitudine in ogni nostro pasto, ed anche in porzioni abbondanti, è un dato acquisito che rientra nella corretta alimentazione. Naturalmente ci sono vegetali che hanno proprietà particolari, ed alcuni che è consigliabile consumare in determinati periodi dell’anno. Un esempio lampante è la cicoria, uno dei vegetali più consoni al periodo primaverile in quanto aiuta, meglio di altri, la depurazione e la disintossicazione dell’organismo, nonostante si trovi poi facilmente in quasi tutte le stagioni. continua a leggere >>

 

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Una caratteristica che rende facile e complessa nello stesso tempo la scelta, è la grande varietà di questa verdura che spazia dal radicchio di Treviso all’indivia belga, dalla spadona alla catalogna fino alla scarola e alle puntarelle. Varietà che hanno in comune il fogliame folto e il sapore più o meno amaro, ma che variano nel colore (dal bianco screziato giallo al verde intenso, fino al rosso più cupo) e nella forma.

Le proprietà benefiche della cicoria erano conosciute sin dai tempi antichi. Si parla addirittura degli antichi egizi (sarebbe citata nel papiro di Ebers con  il nome di kichorium), e poi nel 1300 e nel Rinascimento, dove il fiore azzurro di questa verdura di campo era chiamato “sposa del sole” per il suo aprirsi e chiudersi secondo i movimenti della stella. Più recentemente, già nel periodo napoleonico e poi ancora durante la seconda guerra mondiale, la radice della cicoria tostata veniva utilizzata come surrogato del caffè, un’abitudine che si diffuse presto anche in Inghilterra e negli Stati Uniti negli anni di crisi economica.

Ma cos’è che rende unico e così prezioso questo vegetale? Sicuramente sostanze come l’inulina, la cicorina, la colina, il tannino, concentrate per lo più nelle sue radici. In particolare l’inulina ridurrebbe notevolmente il rischio di cancro intestinale, mentre il tannino ha proprietà astringenti, disinfettanti, toniche e disintossicanti.

Proprio il sapore amaro della verdura, per alcuni non particolarmente gradito, stimola la digestione e il drenaggio del fegato, ed è utile a chi ha problemi alla cistifellea. La cicoria può inoltre diminuire la glicemia, aiutare i casi di anemia, di artrite, di colecisti e di insufficienza biliare. In tutti questi casi, è consigliabile l’infuso (mescolare due cucchiai di cicoria in un litro di acqua bollente e lasciare macerare per 10-15 minuti), mentre per disintossicare l’organismo si potrà aggiungere zucchero fino a quando il liquido diventerà della consistenza di uno sciroppo. Le cure naturali a base di cicoria sarebbero però sconsigliate alle donne in gravidanza e nei soggetti con problemi di calcoli renali, gastrite e ulcera.

Come gustarla al meglio? Alcune varietà, come l’indivia e il radicchio, sono ottime anche crude, in insalata. Le stesse, cotte, sono deliziose stufate o utilizzate in ricette più sfiziose: classiche sono le barchette di indivia belga crude riempite a piacere per un raffinato antipasto (per esempio con insalata russa o cocktail di gamberetti); il radicchio diventa un classico piatto veneto nel risotto mantecato con il formaggio Montasio o Asiago, ma può essere presente anche nel ripieno dei ravioli, unito alla ricotta; la cicoria di campo si gusta lessata con olio e limone, oppure ripassata in padella con olio, aglio e peperoncino come usa a Roma; le puntarelle, sempre nella capitale, sono prelibate se servite crude con una salsina a base di olio, aglio e acciughe; la scarola diventa “divina” nella celebre pizza (o torta) di origine napoletana, condita con acciughe, capperi e olive. Ma con le torte salate c’è davvero da sbizzarrirsi. Ogni varietà, infatti, può diventare l’ingrediente principale per una quiche di sfoglia o di pasta brisè. A volta basta aggiungere un po’ di cipolla, di uvetta e pinoli, di ricotta o di robiola (o addirittura un pizzico di zucchero), per addolcire il piatto e renderlo meno amaro al palato. Senza dimenticare, però, che proprio quell’amaro ci è così prezioso.

 

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