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Approfondimento: Le cure palliative

Le cure palliative e cure palliative a livello domiciliare, garantite dalla sezione locale della Lega italiana per la lotta contro i tumori, sono un fiore all’occhiello del Biellese da ormai quindici anni.

A testimoniarlo sono i riscontri decisamente positivi dei medici, degli infermieri e dei volontari che se ne occupano da parecchio tempo.
Obiettivo principale delle cure palliative è dare senso e dignità alla vita del malato fino alla fine, alleviando prima di tutto il suo dolore, e aiutandolo con i supporti non esclusivamente di ambito medico, che sono altrettanto necessari.
La LILT di Biella è stata la prima a portare questo tipo di assistenza a livello domiciliare nel Biellese nel 1995, data di nascita della sezione provinciale stessa, ed in seguito si sono aggiunte in questa attività altre associazioni. Solo dopo alcuni anni, con la presenza del dottor Carlo Peruselli, attuale direttore dell’Unità Operativa di Cure Palliative, giunto da Milano all’Asl di Biella, si è riusciti a dare un maggiore coordinamento agli interventi territoriali.
La nascita dell’Hospice, nel 2001, ha poi permesso di avere una vera a propria completezza nella rete assistenziale legata alle cure pallliative. Ai tempi, il primo medico che entrò nelle case della gente per portare sollievo dalla sofferenza in fase terminale di malattia fu il dottor Piero Caucino in nome del quale, come LILT Biella, è stato indetto un premio annuale (il premio Lega contro i Tumori) per i benemeriti della salute, che viene assegnato nel corso del Biella Festival.
La LILT Biella opera sul territorio con due infermiere e un medico stipendiati dalla LILT stessa e coordinati dall’UOCP della Asl di Biella.
A raccontare la propria esperienza sono quindi la dottoressa Antonella Loro Piana e una delle due infermiere, Caterina Scalise.
“Mi occupo delle cure a domicilio da sei mesi – afferma Loro Piana – e posso dire che questa realtà funziona in maniera ottimale, disponendo anche di una struttura a cui non manca nulla dal punto di vista organizzativo. L’esperienza che ho avuto l’opportunità di vivere, inoltre, è molto arricchente poiché mette noi operatori alla prova sia professionalmente che emotivamente”.
“La maggior parte dei nostri pazienti – prosegue la dottoressa – sono malati di cancro, mentre gli altri soffrono in particolare di sclerosi multipla, di sclerosi laterale amiotrofica  e di malattie croniche di questo tipo. Principalmente quindi operiamo per ridurre e controllare il dolore fisico, intervenendo per alleviare ogni sintomatologia clinica e migliorando la qualità della vita sia del paziente che della sua famiglia. A lavorare in campo “emotivo” sono soprattutto le infermiere”.
“Ho iniziato a lavorare in questo ambito 11 anni fa, e quasi per caso – racconta poi l’infermiera Caterina Scalise, che si occupa delle cure palliative insieme alla collega Susanna Acquadro -. Avevo infatti un’amica malata di cancro che ho assistito fino all’ultimo. Nell’approccio con i pazienti è sempre molto importante dialogare con loro, rispondere a tutto quello che vogliono sapere e rispettare le loro scelte. Quella prima esperienza è stata molto difficile, rendendomi però più forte emotivamente ed insegnandomi a valorizzare le cose semplici della vita”.
Altro tassello imprescindibile del percorso di cure palliative è l’Hospice “L’Orsa Maggiore”, che
rappresenta una possibilità sia per i malati, sia per i loro cari. L’ingresso in Hospice, non a caso, è consigliato per diversi motivi: tra i principali, il controllo dei sintomi associati alla malattia, dal momento che non si tratta di cure attive, volte alla guarigione, ma cure che hanno come obiettivo il sollievo sintomatologico. Spesso si pensa infatti che il sintomo sia solo il dolore, ma in realtà, anche se questo è quello prevalente, in alcuni casi si parla di sollievo anche per quel che concerne, ad esempio, la dispnea (ovvero importanti difficoltà respiratorie) o forti nausee ecc.
Un secondo motivo per cui può essere consigliato l’Hospice è quello per cui è necessario rifare la terapia farmacologica: in questo caso il malato può poi tornare a casa. Ma un ultimo obiettivo del ricovero in Hospice può essere anche il sollievo temporaneo dei familiari che possono trovarsi, in alcuni casi, allo stremo delle loro energie psico-fisiche per via del carico assistenziale.
Il mantenimento e la gestione di una struttura di questo genere, che a Biella grazie alla LILT offre un servizio di eccellenza,  richiedono l’attivazione di una lunga serie di professionalità, anche in Hospice: dai medici, agli infermieri, alla psicologa, ai volontari che consentono una presa in carico olistica, ovvero della totalità delle esigenze sia della persona ammalata, sia dei famigliari. E proprio pensando a questi ultimi, non possiamo dimenticare quanto grande sia anche la loro sofferenza e quanto anche loro stessi debbano essere oggetto di attenzione e aiuto.

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