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Storie: arrivare prima della malattia

arrivare prima

Aiutaci a raccontarti solo storie a lieto fine. Aiutaci a terminare SPAZIO LILT.

 

Un papà in viaggio per lavoro, una mamma che abbraccia le sue bambine, una coppia che si ama, madre e figlia che scelgono insieme di rendere migliore il futuro per gli altri.

Storie di ogni giorno, storie di persone come te.

 

Storie che un tumore può stravolgere in un istante.

 

Il nostro sogno è di “arrivare prima della malattia”: questo significa Prevenzione, per diagnosticare precocemente la malattia, ma significa anche Riabilitazione, cioè fare in modo che chi ne è colpito possa riavere una vita normale.

Questo sarà SPAZIO LILT e queste sono le nostre storie.

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“La dottoressa che mi ha visitato ha insistito molto perchè non rimandassi il controllo e questo mi ha salvato la vita” – la testimonianza del Signor O.I.

arrivare prima della malattia melanoma“Io lavoro all’estero, sono spesso via e non conoscevo la LILT di Biella, però la conosceva mia moglie che aveva portato le nostre figlie e fare dei controlli; quando lei ha visto cosa avevo sotto un piede, un neo che cambiava colore e si ingrandiva,  si è allarmata e mi ha portato subito alla visita.

La dottoressa che mi ha visitato,una volta valutato il problema, ha insistito molto con me, perché il giorno successivo sarei dovuto andare in Arabia Saudita e, non potendo ritardare la partenza per via di visti e permessi in scadenza, avevo intenzione di riprendere il problema al mio rientro, cioè dopo circa un mese; la dermatologa mi ha sottolineato l’emergenza della cosa e del fatto che non si doveva aspettare.

Devo dire che tutto si è svolto rapidamente: il pomeriggio stesso ho fatto la visita chirurgica ed il giorno successivo, alle 8.00 sono entrato in sala operatoria, alle 9.00 ne sono uscito e la sera stessa sono partito alla volta dell’Arabia Saudita, senza nemmeno fare la convalescenza che avrei dovuto.

Tutti criticano la sanità, ma quando rientro in Italia io mi sento sicuro!

Sono stati tutti molto gentili, solerti e veloci. Adesso  che so cos’è davvero cos’è il problema, perché prima lo conoscevo solo per sentito dire e di solito non è che si faccia attenzione a queste cose, suggerisco a tutti di farsi un controllo: costa molto poco e ti mette tranquillo”.

Il neo diagnosticato al signor O.I. era un melanoma del diametro di un paio di centimetri, ma molto in superficie, tanto che non sono state necessarie ulteriori terapie.

Le visite dermatologiche alla LILT sono gratuite e possono davvero salvare la vita.

“Oggi la mia vita è davvero migliorata, sto bene e posso abbracciare le mie figlie come se il tumore non ci fosse mai stato” – La testimonianza di Stefania F.

arrivare prima tumore al senoPer me è stata una strada tutta in salita, purtroppo, quella dopo l’operazione per un tumore al seno e alla successiva asportazione dei linfonodi ascellari, ma è stata anche subito individuata la strada giusta per far fronte al linfedema che mi è venuto.

Ho scoperto che esiste la cosiddetta “sindrome del braccio grosso” che è molto dolorosa, ma per me il fatto che mi avessero fin da subito spiegato che dovevo fare ginnastica  e che dovevo essere controllata dopo l’operazione, ha fatto sì che il problema sia stato gestito nel modo migliore.

Su di me ho scoperto che cosa significa la riabilitazione per questo problema: i massaggi, la ginnastica da fare con una persona che ti spiega e che ti controlla periodicamente,  i “bendaggi” che contengono ed impediscono che si formi una fibrosi cronica…

All’inizio ero spaventata, poi le cose un po’ per volta si sono risolte. La mia fisioterapista è stata davvero attenta e mi faceva meticolosamente un massaggio sottoascellare. Oggi la mia vita è davvero migliorata, sto bene e posso abbracciare le mie figlie come se il tumore non ci fosse mai stato.” Stefania F.

La testimonianza di Stefania, una donna di 58 anni, fa capire che riabilitazione significa molte cose: innanzitutto una diagnosi precoce del problema che insorge dopo l’operazione; poi il trattamento tempestivo con il linfodrenaggio manuale (quello che la signora chiama “massaggio sottoascellare”), infine l’importanza dell’utilizzo di alcuni presidi (i bendaggi ecc.) e le indicazioni sulla ginnastica da fare autonomamente.

Il trattamento del linfedema è solo un esempio di quello che verrà fatto a SPAZIO LILT e lo star bene di Stefania, rappresenta l’obiettivo della riabilitazione: permettere a chi ha incontrato la malattia di ritornare alla vita di sempre.

 

“In Hospice ho dato a mia moglie l’ultimo bacio, le ho detto che l’amavo e condiviso gli ultimi problemi dei nostri bambini” – La testimonianza di M.

MauroIl signor M. che due anni fa è stato in Hospice al fianco della giovane moglie, torna spesso nella struttura: “Alle volte, quando ne parlo, la gente mi prende per pazzo quando dico che io qui in Hospice sono stato bene. Io qui ho mangiato per l’ultima volta con mia moglie, le ho dato l’ultimo bacio, le ho detto che l’amavo, ho condiviso gli ultimi problemi concreti dei nostri bambini. Io all’Hospice non ero solo, ero con lei e c’erano con me tante persone che mi aiuta­vano. Io all’Hospice sento il bisogno di tornare ogni tanto, di salutare chi mi ha aiutato, di dare uno scorcio alla camera, di vedere le persone che sono agli uffici al piano terra…”

“Se potessi la stringerei ancora a me, ma la trovo nel ricordo di lei e sono contenta quando penso che altre persone come noi saranno aiutate anche grazie a questa scelta.” – La Scelta della sig.ra Luciana

Luciana“Mia mamma è stata ospitata in Hospice per circa due mesi. So che può suonare un po’ strano, ma mia mamma lì ha trovato la serenità. Continuava a ripetere che erano tutti meravigliosi, gentili, buoni, che era trattata benissimo e che si sentiva capita e ben voluta. In quei giorni di pace, intervallati da momenti di terapie, di farmaci, di parole, di sorrisi e anche di qualche lacrima, mi disse che desiderava lasciare qualcosa all’associazione che aveva realizzato una cosa così bella. Un giorno, con fermezza e decisa serenità mi chiese di informarmi su come si poteva fare, perché lei di sostanze ne aveva e ci teneva che una parte di queste, dopo aver pensato a noi, figli e nipoti, andassero a questa associazione. Il giorno dopo le portai un foglio e su questo, davanti a me e mia sorella, scrisse che desiderava che l’appartamento nel quale lei abitava andasse alla LILT di Biella. Se potessi la stringerei ancora a me, ma la trovo nel ricordo di lei e sono contenta quando penso che altre persone come noi saranno aiutate anche grazie a questa scelta.”

“Arrivare prima della malattia” può davvero cambiare le cose: SPAZIO LILT è quasi finito, ma ha ancora molto bisogno di aiuto e sostegno da parte di tutti.

Aiutaci a terminare SPAZIO LILT, il Centro Oncologico che ci permetterà di salvare sempre più vite e di far tornare alla vita di sempre chi ha incontrato la malattia.

 



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