Prevenzione Baffo Azzurro: anche gli uomini fanno prevenzione

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Ormai da alcuni anni anche la prevenzione maschile è entrata a far parte del programma “Prevenzione Serena” della Regione Piemonte: tutti gli uomini (e le donne) di 58 anni ricevono a casa una lettera di invito per effettuare, in una data prestabilita, una sigmoidoscopia flessibile (una sola volta nella vita). Inoltre, a tutte le persone di età compresa fra i 59 e i 69 anni che non hanno effettuato una sigmoidoscopia  viene offerta la possibilità di effettuare il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci ogni 2 anni.

 

Tuttavia la prevenzione “maschile”, soprattutto in campo oncologico può prevedere numerose possibilità che gli uomini possono mettere in pratica per proteggere la propria salute.

 

Gli uomini fanno meno prevenzione delle donne. Perché?

Purtroppo alcuni studi evidenziano che gli uomini tendono a fare meno prevenzione rispetto alle donne. Le donne periodicamente fanno il pap test (per la prevenzione dei tumori del collo dell’utero), la mammografia e l’ecografia mammaria, anche la semplice autopalpazione del seno o la visita ginecologica annuale fanno parte di un atteggiamento e di un’attenzione che le donne hanno e che trasmettono alle proprie figlie.

Certo alcuni esami sono “fastidiosi”, ma il disagio viene gestito grazie alla motivazione ed alla volontà. La prevenzione è entrata a far parte della mentalità della donna.

 

Non così, invece, per gli uomini: la prevenzione oncologica maschile non viene fatta o viene effettuata in modo saltuario. Perché?

Le risposte possono essere numerose: diciamo innanzitutto che manca la cultura e l’informazione. Alcune ricerche hanno evidenziato che esiste una elevata percentuale di uomini che non solo non sa che cosa sia la prostata, ma anche sapendolo, non sa localizzarla nel proprio corpo. Inoltre, probabilmente, manca quel passaggio di informazione – relativo alla cultura della prevenzione – di padre in figlio (cosa molto diversa rispetto a quanto fanno le madri con le loro figlie).

Altre motivazioni sulle reticenze in ambito preventivo tra gli uomini, sono relative a paure e tabù. Se consideriamo la prostata (il tumore alla prostata è il più diffuso nel sesso maschile) e il tumore del colon (al terzo posto nel sesso maschile per incidenza), sappiamo che viene prevista nel primo caso, un’esplorazione rettale e nel secondo, l’inserimento per via anale di un endoscopio. Ancora oggi esistono dei tabù e dei concetti relativi alla virilità che in qualche modo creano timore: non solo timore del dolore, ma timore per quanto concerne la propria immagine virile.

Se per il dolore, ad esempio nel caso della colonscopia, oggi le tecniche di sedazione consentono alla maggior parte delle persone di affrontare serenamente questo esame, per quanto riguarda i tabù sessuali, molto resta ancora da fare.

Inoltre, gli uomini stessi che si sottopongono a esami per prostata e colon, tendono a parlarne poco tra di loro (cosa molto diversa rispetto a quello che è l’atteggiamento di apertura e di condivisione delle donne riguardo agli esami che vengono svolti).

 

Prevenzione del tumore al testicolo

Il tumore al testicolo si presenta con maggiore frequenza tra 20 e i 40 anni; fino ai 50 anni è la forma tumorale che rappresenta il 12% di tutti i tumori maschili. Dopo i 50 anni l’incidenza si riduce di ben il 90%.

La guaribilità è oggi di circa il 95% e l’incidenza, cioè il numero di nuove diagnosi, è di circa 2.500 all’anno.

I sintomi sono differenti: la presenza di un nodulo, un gonfiore, un aumento o una riduzione di volume, un senso di pesantezza, un forte improvviso dolore,.

La prevenzione è semplicissima perché prevede la periodica autopalpazione dei testicoli (si fa ruotare il testicolo tra pollice e indice).

È importante che una particolare attenzione venga fatta sia dai giovani, sia dai genitori: infatti i bambini con criptorchidismo (la mancata discesa del o dei testicoli nello scroto) espone ad un maggior rischio di sviluppare una forma tumorale in questa sede.

 

 

Prevenzione del tumore alla prostata

Il tumore alla prostata è il più diffuso nel sesso maschile e si presentano circa 34/35.000 nuovi casi all’anno.

In base a studi recenti, circa un uomo su 8 in Italia ha la probabilità di ammalarsi di tumore della prostata.

La guaribilità arriva al 91% (assenza di malattia a 5 anni dalla diagnosi).

I sintomi sono vari: difficoltà a urinare (in particolare a iniziare), bisogno di urinare spesso, sensazione di urgenza alla minzione, dolore quando si urina, sangue nelle urine o nello sperma, sensazione di non riuscire a urinare in modo completo.

È importante sottolineare che questi sintomi meritano un confronto con il proprio medico curante, ma che possono essere legati a problemi prostatici di tipo benigno come l’ipertrofia prostatica o forme infiammatorie (ad esempio la prostatite).

La prevenzione è semplice: a partire dai 50 anni di età (40 se c’è familiarità) fare il test del PSA (Antigene Prostatico Specifico). Il test del PSA è molto semplice in quanto consiste in un prelievo del sangue che può essere fatto anche non a digiuno. A seguire, la visita urologica con esplorazione rettale consente di avere un quadro completo.

Lo specialista darà precise indicazioni in merito ad eventuali necessità di trattamento.

 

Prevenzione del tumore del colon-retto

Il tumore del colon retto è il terzo tumore più diffuso nell’uomo (dopo quello della prostata e del polmone); rara prima dei 40 anni è particolarmente diffusa tra i 60 e i 75 anni.

La prevenzione è importantissima in quanto, prima di trasformarsi in tumore, anche i cosiddetti “polipi” sono forme precancerose che, se asportate, consentono una immediata risoluzione del problema.

I polipi, a meno che non abbiano raggiunto dimensioni importanti o si siano già evoluti in tumore, non danno sintomi; solo nel 5% dei casi possono dar luogo a piccole perdite di sangue evidenziabili con il test del “sangue occulto” nelle feci.

Per la diagnosi precoce, quindi le possibilità concernono: la ricerca del sangue occulto nelle feci (è in grado di identificare solo il 25% dei tumori del colon-retto); a partire dai 45 anni di età (oppure da 10 anni prima dell’età di diagnosi in un parente di primo grado) è consigliabile la colonscopia. In particolare è bene sottoporsi ad una “pancolonscopia” cioè ad una colonscopia che controlla tutto il colon (e non solo un tratto) e il retto. La pancolonscopia è l’esame più specifico per fare una buona diagnosi precoce in quanto consente di effettuare in tempo reale eventuali biopsie.

 

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2018-11-05T09:09:19+00:00 5 novembre 2018|Categorie: Articoli di interesse, In evidenza|