L’amianto e i tumori asbesto correlati.

L’amianto, un tempo lodato per le sue proprietà di resistenza al calore e all’isolamento, è oggi riconosciuto come una sostanza altamente pericolosa e cancerogena.
In Italia, la problematica relativa all’amianto ha radici profonde, con gravi impatti sulla salute pubblica, evidenziati in modo drammatico dal caso di Casale Monferrato.

Che cos’è l’amianto

L’amianto (o asbesto) è un termine che indica un gruppo di minerali silicatici fibrosi, naturalmente resistenti al calore, al fuoco, alla maggior parte dei prodotti chimici e che non conducono elettricità.
Grazie a queste proprietà, l’amianto è stato largamente utilizzato fino alla fine del XX secolo, quando i rischi per la salute associati alla sua esposizione hanno portato alla progressiva limitazione e al bando del suo uso in molti paesi, inclusa l’Italia nel 1992.
Prima di questa consapevolezza però, l’amianto è stato impiegato in una vasta gamma di prodotti e settori, tra cui i materiali da costruzione (cemento-amianto per coperture e tubazioni, pannelli isolanti, piastrelle per pavimenti e controsoffitti, vernici e composti per giunture), nel settore automobilistico (guarnizioni, pastiglie e pannelli frenanti e in altri componenti resistenti al calore) dispositivi di protezione antincendio e nei prodotti domestici di uso quotidiano (ad esempio ferri da stiro, tostapane e scaldabagni).

La legge che ha vietato l’uso dell’amianto

La legge n. 257 del 1992 ha introdotto in Italia il divieto di estrazione, lavorazione, commercializzazione e uso dell’amianto. Questa legge è stata poi integrata e modificata nel corso degli anni da varie disposizioni, come il decreto legislativo n. 277 del 1991 e il decreto legislativo n. 258 del 2006.
In sostanza, la legge stabilisce che è vietata la produzione, l’importazione, l’esportazione, la vendita, la cessione, la locazione, la donazione, la somministrazione e la messa a disposizione dell’amianto, dei materiali contenenti amianto e dei manufatti in amianto. Inoltre, si prevedono misure per la bonifica e la sicurezza nei luoghi in cui è presente amianto, nonché obblighi di informazione e formazione per i lavoratori che possono essere esposti a questa sostanza durante il lavoro.

Il mesotelioma

L’amianto e i tumori asbesto correlati. Il mesotelioma è un tumore che colpisce il mesotelio, la componente fondamentale delle membrane che rivestono le cavità sierose del nostro corpo. Può originare dalla pleura, dal peritoneo, dal pericardio, o dalla tunica vaginale del testicolo.
Il principale fattore di rischio del mesotelioma, in particolare quello di origine pleurica, è rappresentato dall’esposizione all’asbesto (90% dei casi), sia essa professionale, ambientale o familiare.
L’insorgenza del mesotelioma maligno è generalmente “dose-dipendente”, con una lunga latenza (30-50 anni) dal momento dell’esposizione all’amianto fino allo sviluppo della malattia.
Nonostante i progressi nei trattamenti oncologici, il mesotelioma ha una natura caratterizzata da aggressività e resistenza ai trattamenti chemioterapici e radioterapici; ne risulta una prognosi generalmente sfavorevole, con una sopravvivenza media di circa 12 mesi dalla diagnosi. Tuttavia, quest’ultima può variare significativamente a seconda dello stadio del tumore al momento della diagnosi.

La prevenzione secondaria

L’ambulatorio di otorinolaringoiatria di Spazio LILT si rivolge alla popolazione generale e, in particolare, a persone che presentano fattori di rischio, tra cui anche l’esposizione all’amianto.
La prevenzione secondaria può dare ottimi risultati per la buona prognosi del distretto testa-collo quando diagnosticate nella fase iniziale.
La visita specialistica si basa sulla valutazione clinica dei sintomi riferiti dal paziente, dell’anamnesi e di un esame strumentale approfondito grazie ad un videolaringoscopio di ultima generazione dotato di una particolare tecnologia (Narrow Band Imaging) che consente di incrementare sensibilmente il riconoscimento dei casi dubbi, identificando eventuali alterazioni della vascolarizzazione, tipiche delle lesioni sospette.

Il caso di Casale Monferrato

Il caso di Casale Monferrato è forse il più tragico esempio dell’impatto dell’amianto in Italia.
A partire dall’inizio del 1900, la piccola città piemontese è stata la sede di una delle più grandi fabbriche di amianto presenti in Europa gestita dalla Eternit, e per decenni la popolazione di Casale Monferrato è stata esposta ad elevati livelli di fibre di amianto.
Non solo gli operai direttamente impiegati nello stabilimento, ma anche i residenti della zona si ammalarono a causa della contaminazione ambientale provocata dalla lavorazione e frantumazione del materiale a cielo aperto e dal trasporto con mezzi scoperti.
Si stima che oltre 3.000 persone siano morte a causa di malattie legate all’amianto, e nuovi casi di mesotelioma e altri tumori asbesto-correlati continuano a emergere, nonostante la chiusura dello stabilimento negli anni ’80. Il caso ha portato a numerosi processi legali, culminati in condanne per alcuni dirigenti della Eternit per disastro ambientale doloso e omissione di cautele antinfortunistiche.

Azioni e responsabilità

La rimozione dell’amianto in Italia è un’attività regolata da rigorose normative, volte a garantire la sicurezza dei lavoratori e della popolazione generale. Dato il rischio significativo per la salute associato all’esposizione alle fibre di amianto, le pratiche di bonifica devono seguire protocolli specifici per evitare la contaminazione dell’aria e la diffusione di materiali pericolosi.
La normativa principale che regola la rimozione dell’amianto in Italia è il D.Lgs 81/2008, noto come Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, che integra le disposizioni del precedente decreto legislativo n. 257/1992 riguardante il bando dell’amianto. Queste leggi stabiliscono le procedure di sicurezza e le tecniche ammissibili per la rimozione e lo smaltimento dell’amianto, oltre a delineare le responsabilità dei datori di lavoro e dei proprietari di immobili.
Il governo italiano e le autorità locali negli anni hanno implementato programmi di bonifica e monitoraggio sanitario, ma il processo è lungo e costoso.
Il bando ISI INAIL per la rimozione dell’amianto rappresenta, ad esempio, un importante strumento di politica sanitaria e di sicurezza sul lavoro, fornendo le risorse necessarie per affrontare uno dei rischi più gravi nei luoghi di lavoro. Grazie a questi incentivi, molte imprese possono procedere con interventi di bonifica che altrimenti sarebbero stati economicamente proibitivi, contribuendo significativamente alla riduzione dell’esposizione all’amianto e migliorando la sicurezza dei lavoratori.