Neofobia alimentare: perchè si verifica, come si manifesta, come affrontarla

La neofobia alimentare, ovvero il rifiuto di assaggiare e mangiare cibi nuovi, mai conosciuti in precedenza, dipende principalmente dal fatto che il bambino non vuole modificare le proprie certezze e sicurezze rispetto agli alimenti che conosce. Questo comportamento è il risultato di un programma genetico di millenni, ma esistono strategie per affrontarle.

Pappe sane, complete, equilibrate

Ci eravamo tanto impegnati a preparare pappe sane, complete ed equilibrate ed ecco che a un certo punto inizia in molti bambini una sconcertante inversione di rotta: una insolita diffidenza nei confronti di cibi nuovi di aspetto, sapore e consistenza, che rischia talvolta di diventare negli anni successivi una vera e propria regressione…. “Altro che assaggiare cibi nuovi, non mangia nemmeno più quel che mangiava prima”! “Era più semplice quando era più piccolo”! E’ la cosiddetta “neofobia alimentare”.

Perchè si verifica la neofobia alimentare?

Il rifiuto di assaggiare e mangiare cibi nuovi, mai conosciuti in precedenza, dipende principalmente dal fatto che il bambino non vuole modificare le sue certezze, la sicurezza degli alimenti che conosce. Questo comportamento è innato ed è il risultato di un programma genetico sviluppatosi nel corso di millenni e a tutt’oggi conservato: nei nostri antenati ha permesso di far sopravvivere in un ambiente ostile bambini che iniziavano ad “esplorare” territori caratterizzati anche dalla presenza di pericoli alimentari (erbe velenose, alimenti deteriorati per esempio) poiché il rifiuto di alimenti che non erano già stati registrati durante i primi mesi, sotto la tutela materna, era una garanzia per la sopravvivenza!

Quando succede? Si verifica in tutti i bambini e per tutti i cibi?

In quasi tutti i bambini a partire dai due anni inizia questa fase, che può accentuarsi molto nell’età della scuola dell’infanzia e persistere anche negli anni successivi se le abitudini che lo circondano non sono favorevoli. Naturalmente esistono differenze anche importanti tra individui diversi, tuttavia si può affermare che circa il 30% dei bambini siano significativamente neofobici, con una prevalenza in aumento, e di norma i maschi lo sono più delle femmine. Durante la fase neofobica i bambini rifiutano soprattutto nuovi frutti, verdure e proteine, ma anche altri alimenti. Il rifiuto può riguardare il colore e l’aspetto (“voglio solo la pasta bianca”) o la consistenza dei cibi, soprattutto se hanno fatto esperienza prolungata di cibo ”vellutato” o hanno ancora abitudini di suzione. Di certo saremo tanto più in difficoltà quanto più limitata sarà stata la possibilità di assaggiare nei primi due anni di vita: è fondamentale quindi far fare al bambino una precoce esperienza (i “sapori” dell’alimentazione materna percepiti mediante il liquido amniotico in gravidanza), continuando con l’allattamento, e completando l’esplorazione durante la fase dello svezzamento, introducendo senza timore una grande varietà soprattutto di verdura che, se sconosciuta, proprio per il gusto amaro, legato però alla presenza di molecole benefiche, tenderà ad essere respinta a due anni.

Come affrontarla: scopri con noi le strategie

  • I MODELLI A TAVOLA : non possiamo pensare che il bambino mangi ciò che vorremmo se nei piatti degli altri o in tavola esistono altri cibi! Il pasto è uguale per tutti! Con calma e senza la TV accesa! Evitiamo anche di dire che “gli fa bene”: funziona di più fargli vedere che noi lo mangiamo ed è buono! Nemmeno “il premio se lo mangi” si è rivelato utile a lungo termine;
  • GIUSTA FAME A TAVOLA: non possiamo pensare che il bambino mangi ciò che vorremo se ha “mangiucchiato” tra un pasto e l’altro. Basta poco in un bambino a rovinare l’appetito! Colazione, pranzo e cena sono i tre pasti da tutelare, impariamo a scegliere lo spuntino adatto per metà mattina e metà pomeriggio;
  • INVERSIONE DELLE PORTATE: l’alimento più difficile a inizio pasto, quando ha più fame!
  • VARIARE LE RICETTE da subito: evitare la monotonia di colore, sapore, consistenza, ma soprattutto evitiamo di cadere nel tranello del “purché mangi” (…ti preparo quel che so che mangerai anche se è sempre lo stesso cibo, magari neppure così sano) o del “cosa vuoi mangiare?” (il bambino sceglie ciò che conosce…spetta all’adulto guidarlo verso esperienze diversificate);
  • MANGIARE A SCUOLA: osservare i coetanei mangiare un determinato cibo aumenta l’accettazione e la preferenza verso quell’alimento. La presenza di educatori esterni, meno ricattabili ”affettivamente” e l’assenza di alternative spesso rappresentano un valido alleato, soprattutto se abbiamo imparato a fare bene colazione e spuntino. Facciamoci aiutare dall’educazione scolastica!

Dott.ssa Elena Chiorboli, Pediatra, Scuola di Nutrizione Federazione Italiana Medici Pediatri