Psico-oncologia: a Spazio LILT il lavoro profondo sulle emozioni, sulla speranza

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  • LILT Biella - Psicooncologia

Psico-oncologia: come superare ansia, paura, angoscia, rabbia e le tante emozioni che si scatenano dopo una diagnosi di tumore. Ne parliamo in un’intervista con la Dott.ssa Antonella Fornaro, psicooncologa di LILT Biella

Spesso quando ti chiedono “Che lavoro fai?” e rispondi “lo psiconcologo” la risposta che accompagna un’espressione perplessa è: “Psico che?”. Questo significa che evidentemente manca ancora la conoscenza della specificità di un lavoro psicologico molto particolare: quello dello psicologo che lavora in ambito oncologico”. È questo quello che ci racconta Antonella Fornaro, la psicologa di LILT Biella alla quale abbiamo chiesto di spiegarci meglio la sua professione.
Ma partiamo da due semplici domande: chi è lo psiconcologo e che cosa fa? Lo psiconcologo è uno psicologo o psichiatra con specifica formazione ed esperienza in ambito oncologico che lavora al fianco del malato e dei familiari per supportarli nel percorso di malattia.
Le reazioni che si presentano sin dal momento della diagnosi sono davvero molte, all’inizio c’è spesso uno stato di shock e di negazione che si presentano con un senso di incredulità, momenti in cui la persona si sente “lontana” dalla situazione, sospesa. Seguono poi tante altre emozioni come ansia, paura, angoscia, rabbia, impotenza, a volte senso di colpa.
Anche la famiglia rimane fortemente colpita e si verificano dinamiche che possono essere sane, ma anche agli opposti (dall’adesività della simbiosi all’abbandono).

Il ruolo dello psiconcologo è quello di aiutare a capire cosa sta accadendo, sostenere e consentire che vengano attivate le risorse personali utili ad affrontare al meglio la malattia.

“Si tratta di un lavoro davvero molto particolare – afferma Antonella Fornaro, psiconcologa di LILT Biella. Considerando il tumulto interiore che trova espressione da un punto di vista emotivo, comportamentale e anche sociale è assolutamente necessario un intervento che sia al contempo delicato, ma forte. Quando ci si muove nella vita degli altri, è fondamentale il rispetto, il riconoscere la dignità della persona; in alcuni casi è importante far comprendere che la malattia non elimina le caratteristiche individuali che ci hanno sempre caratterizzato. Ogni persona ha le proprie fragilità, ma ha anche grandi risorse che derivano dalla propria storia personale. È grazie ad un ascolto profondo, all’assenza di giudizio, all’accoglienza ed alla ferma fiducia nelle potenzialità di chi abbiamo dinnanzi che si trovano quelle parole che diventano un punto di riferimento e un appiglio importante per chi, con grande consapevolezza, sentendo che l’ambiente esterno non basta, ha deciso di chiedere aiuto”.

Le richieste e le problematiche sono diverse a seconda dello stadio di malattia o a seconda che ci si trovi davanti a un paziente o a un familiare.

“Per fare un esempio possiamo dire che è molto diverso parlare con chi ha appena avuto una diagnosi e, magari, è in attesa di un primo intervento chirurgico, rispetto a chi viene definito “guarito”. Nel primo caso la sensazione è quella dell’urgenza, c’è la speranza, tanta paura. Con chi è “guarito” invece, il lavoro è diverso: magari c’è la sensazione di non essere usciti dalla malattia, di avere una “spada di Damocle” che pende sul capo, oppure c’è un progressivo avvicinamento alla spiritualità, un qualcosa che non necessariamente ha a che fare con la religione, ma con il senso dell’esistenza,della possibilità o meno di una vita extraterrena, dei valori personali e di come si sia scelto di impostare la propria esistenza”.

Ma dove si trovano le parole? Ci sono sempre le parole da dire?

“La risposta è: “dipende”. In alcuni casi ci sono brevi momenti di silenzio; è un silenzio pieno, che non lascia sola la persona; è il silenzio che serve per dare il tempo di sfogarsi, o di riprendersi dopo uno sfogo; oppure è il silenzio di quando si vede che una persona sta acquisendo consapevolezza. Altre volte, invece, sì, è difficile trovare le parole. In quei momenti emerge un senso di responsabilità fortissimo nel terapeuta. Ricordo una paziente a me molto cara che nella vita non aveva avuto davvero niente di bello e quando un giorno, tra le lacrime, mi chiese: “Antonella, ma io che cosa ho avuto dalla vita?”, mi è mancato il fiato. Ho esitato solo un attimo e poi, pensando a CHI lei era, le ho risposto in modo semplice: “Vedi, forse nella vita non hai avuto molto di bello, ma hai fatto tante scelte che ti hanno portato ad essere chi tu sei oggi: una persona onesta, buona, integra e con valori di grande umanità. Potevi essere esattamente il contrario, ma tu hai fatto queste scelte e questo ha un grande senso e questa è una delle cose più belle che tu abbia avuto in questa vita”.

Il servizio di psiconcologia della LILT – afferma Mauro Valentini, Presidente di LILT Biella – è per noi espressione di come intendiamo la persona da sostenere durante la malattia e dopo la malattia. La psiconcologia, infatti, fa parte della riabilitazione terziaria, quella che sempre più stiamo potenziando e che identificherà Spazio LILT come Centro di eccellenza per il nord Italia. La psiconcologia è un aiuto prezioso che possiamo fornire ai nostri concittadini. Ringraziamo quanti hanno sostenuto questo importante servizio. È grazie alle alle donazioni e grazie al 5×1000, che presto saremo chiamati a destinare nella dichiarazione dei redditi, che nel 2018 abbiamo potuto fare ben 232 visite. Il 5×1000 viene destinato gratuitamente durante la dichiarazione dei redditi, basta dirlo al proprio CAAF o al commercialista e indicare il codice fiscale di LILT Biella: 90033250029. Un aiuto che non costa nulla e che ci consente di dare sevizi di qualità alle persone”.

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2019-06-24T11:44:02+00:00 2 aprile 2019|Categorie: News|Argomenti: , , |